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Sandra D.

Per Carlo guidare a fine giornata è un po’ come trasportare i propri pensieri dalla scrivania dell’ufficio fino alla poltrona di casa. Ultimamente si è ritrovato troppo spesso a pensare alla sua vita come ad una involuzione delle sue aspirazioni e la sua peggiore paura è quella di essere sicuro di aver perso persino il coraggio per ammetterlo.

Dovrebbe andarsene, come hanno fatto tanti altri. Ma dove, a fare cosa? Sicuramente in una città dove non occorrano trenta minuti per trovare un posto dove parcheggiare. Una città dove si possa ancora trovare il tempo per fare le cose non dove il tempo ti viene rubato, come tutto il resto d’altronde.

Ma quella sera Carlo è fortunato, proprio sotto casa un camion dei traslochi che se ne sta andando lascia libero un sacco di posto. Stasera stappo una bottiglia, pensa facendo manovra.

Entra nel portone e sale le scale fino al suo pianerottolo. Mentre sta per aprire la sua porta si spalanca quella dei vicini. Sulla soglia compare una giovane donna. Indossa un cappotto rosso. È bellissima, tanto che Carlo ne rimane sorpreso. Lei gli sorride e abbassa leggermente lo sguardo. Alle volte l’incontro tra due persone può rendere magico un luogo anonimo, di passaggio tra il dentro e il fuori.

Carlo interrompe quei momenti di imbarazzo attaccando discorso. Le dice come sia strano il fatto che siano vicini da un anno e ancora non si fossero mai visti. Lei conferma e sorride. Lui le dice che sente sempre la sua voce attraverso i muri poi, imbarazzato, si incasina con le parole per cercare di farle capire che non sta certo lì ad origliare per farsi i fatti degli altri.

Lei ride e la sua bellezza si trasforma in incanto. Gli confida che adora la musica che ascolta, che potrebbe sentirla per ore.

Carlo è sollevato, in effetti i colpi sul muro e le grida “abbassa quella musica del cazzo” non gli avevano mai fatto pensare a qualcuno che gradisse la musica classica. Ma di certo, adesso è tutto chiaro, chi preferisce la telecronaca delle partite a tutto volume anziché un po’ di buona musica è il marito non lei.

La donna abbassa nuovamente lo sguardo, questa volta con vergogna.

Carlo le si avvicina, è serio adesso, c’è una insolita decisione nei suoi movimenti. Le chiede perché si faccia trattare in quel modo. Lei cerca subito di difendere il marito, di minimizzare, ma Carlo insiste.

Sente spesso le loro urla, le botte, i suoi pianti dopo che lui ha sbattuto la porta di casa. A lei scende una lacrima. Carlo le passa il dorso della mano sulla guancia. Lei finalmente lo guarda. Adesso sono davvero vicini. Si baciano, con passione e trasporto e poi lei lascia che Carlo l’abbracci forte e a lungo, abbastanza perché l’odore si attacchi ai ricordi.

Lui la invita ad entrare, a ridere insieme di lui quando lo sentiranno entrare e sarà infuriato non trovandola in casa. Lei lo guarda e sorride amaramente, poi gli dice che sarebbe bello, davvero bello.

Entra per un attimo in casa e ne esce con una valigia. Gli dice che stanno traslocando, che il marito ha ottenuto un lavoro in un’altra città. Lui e il camion dei traslochi si sono già avviati e lei li seguirà con la sua macchina. Si volta verso il campanello e ne estrae il cartellino. Strappa un pezzo, lo consegna a Carlo e gli dice che è stato un piacere fare la sua conoscenza.

Carlo la guarda scendere le scale, sparire oltre la rampa. Il portone chiudersi. Poi osserva la targhetta. C’è il suo nome, Sandra, e ciò che rimane del suo cognome, la D.

Carlo apre la porta del suo appartamento ed entra.