Categoria: Novità

Bomba libera tutti

L’altro giorno mi è capitato di leggere una stroncatura di Bomba libera tutti, “Abbastanza insulso e poco credibile. Non è valso l’investimento del tempo per la lettura. Non lo consiglio”. Adesso, il romanzo, è vero, non è un capolavoro e le critiche, anche feroci, sono sempre bene accette, ma certo questo lettore o lettrice deve avere standard letterari da Dostoevskij in su. Comunque credo di aver capito chi sia, deve essere quel tipo a cui una volta ho pestato il piede in autobus e non gli ho chiesto scusa.

La favola di Cenerè

Il personaggio di Cenerè ha fatto capolino nella mia testa quando abitavo a Roma, nel quartiere Monti Tiburtini. La frequentazione degli Studi Cinematografici De Paolis sulla Tiburtina e la lettura di alcuni classici ambientati nella Capitale, come La storia della Morante e Quer pasticciaccio di Gadda, hanno favorito il suo presentarsi alla porta del mio immaginario. Cenerè ha bussato delicatamente, con paura di disturbare, ma è bastato lasciarla entrare perché mi raccontasse una delle storie più intense che abbia mai scritto.

Il re Barba

Il re Barba è una favola nata da un appuntamento, quello quotidiano con mia figlia prima di dormire. Lei non si addormenta senza il suo latte e senza qualche principessa, o re, o principe che le indichino la via per il sonno. Non serve aprire un libro, cercare sul cellulare, anche se si è a corto di idee vuole che sia una storia inventata di sana pianta, al momento. Lei partecipa, suggerisce, accenna i caratteri dei personaggi, dà le linee guida del racconto e poi via, si accomoda sul cuscino pronta ad inoltrarsi nel mondo della fantasia. Il bello di raccontare per i bimbi è che non ci sono limiti, nelle storie davvero tutto può succedere. Alle volte sono così preso dalla narrazione che arrivo quasi alla fine e lei già dorme da un pezzo. Allora corro a scrivere, prima di scordarmi. Perché le favole sono come i sogni, se non le afferri quando ti passano davanti può essere che non tornano più.

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Nuovo racconto

Gli ingredienti di una ricetta sono sempre il risultato della fatica dell’uomo. Molto spesso sono i simboli di soprusi, di tragedie e prima di essere trasformati in piatti prelibati sono lavati del sangue di uomini e donne vittime di una società vile e senza scrupoli. Dorina e Rosario sono i muti testimoni di una crudele realtà. Le loro vite, apparentemente distanti, sono legate da una sottile speranza, che potrebbe diventare un grido di rivolta. Amo particolarmente questo racconto. Scritto su commissione per far parte di una raccolta che aveva per tema il Gusto, l’arte culinaria, si è sviluppato fin dalle prime righe sulla caretterizzazione di personaggi tragici, di una umanità talmente intensa da farli sembrare veri. Si riesce a vederli, toccarli, addirittura a sentirne l’odore. Quando questo miracolo accade essi, attraverso di me, escono definitivamene dall’anonimato per raccontatare al mondo la loro sofferenza.

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