Una storiella dei nostri tempi #7

Alla fine quel pezzo di strada era diventato una comunella. Due s’erano pure ritrovati dopo tanti anni e si scoprì la triste notizia della morte del marito di una cara amica della sorella. Uno, che un posto se lo stava letteralmente sognando, chiese passando in macchina se il signore fosse appena arrivato o se, invece, se ne stesse andando. Ci fu un urlo generale, imprecazioni, risate e qualche parola di troppo, un fragore così grande che parve fosse scoppiato un quarantotto. L’uomo iniziò a bestemmiare con tale convinzione che quel vociare, più che una fortuna, fu senz’altro una benedizione: se quelle parole fossero arrivate alle orecchie del Padreterno il poveretto, oltre alla beffa del parcheggio, se ne sarebbe andato dritto all’inferno. Poi, gli occhi fissi sul suo iPhone, da un portone uscì un cinesino fischiettando. Come se niente fosse si avvicinò alla macchina in doppia fila e sbloccò le portiere col telecomando. Il vociare si placò in un istante e fu proprio tutto quel silenzio che gli fece capire che intorno a lui c’era tanta gente. Ma accadde un fatto imprevedibile. Mentre l’uomo strabuzzò gli occhi e gonfiò il petto, pronto a sollevarlo di mezzo metro tenendolo per il bavero del giacchetto, tutti noi lo guardavamo con facce strane, piene di delusione, perché non poteva essere quel ragazzino la causa di tanta confusione. Eravamo rimasti lì per vedere uno scontro, sicuri di essere testimoni di un vero e proprio avvenimento e adesso, all’improvviso, era finito tutto il divertimento.

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